come tutto è iniziato
Mia nonna Maria, la nonna paterna a cui dicono io assomigli molto, coltivava fiori nell’orto. E ricamava. Le sue mani erano lo specchio di questa doppia natura. Ho sempre immaginato che quei puntini scuri sui suoi polpastrelli morbidi, fossero il segno che lasciava la punta dell’ago e che il colore scuro fosse dovuto al fatto che alle 6 del mattino la potevi trovare nell’orto, con le mani nella terra, a sistemare le piante. Aveva due grembiuli, uno grigio scuro, rammendato su un lato, ricavato da una vecchia tuta di lavoro del nonno, rifilato grossolanamente; e uno candido, di lino, ricavato da un “imparaticcio”, un pezzo di stoffa utilizzata per esercitarsi con i punti di ricamo. Entrambi con una grande tasca in centro. Nel primo grembiule pezzi di spago, semi vari e il coltello per tagliare le piante; nelle seconde matassine da ricamo, un paio di aghi impuntati sopra uno scampolo di stoffa e l’immancabile ditale d’argento per dare vita a campi di fiori sulla stoffa.
Ho ereditato da lei questa doppia anima. Da una parte il gusto di “mettere le mani nella terra”, dall’altra di intrecciare in fili colorati nuove fioriture su stoffe preziose. Nasce da qui la mia passione per i giardini. I giardini di terra, di stoffa e di anima. Dalla mia prima casa da studentessa fuori sede a Torino fino ad oggi mi sono sempre accertata che le mie case avessero un terrazzo, un balcone, uno spazio aperto per coltivare fiori e piante, un piccolo giardino su misura.
l’origine del nome
La scelta del nome che rappresenta la mia attività è stata una parte importante del percorso stesso. Volevo un nome che rappresentasse il significato profondo del lavoro di “prendermi cura” e il simbolo del giardino e del giardinaggio, a me molto cari, rappresentano in pieno questa intenzionalità.
Nutrivo il desiderio che nel nome fossero presenti i fiori e l’anima, perché il percorso FlorAnima è un’esperienza di “giardinaggio animico” il cui intento è offrire uno spazio e un tempo di fioritura dell’anima.
Un percorso che offra la possibilità di praticare la coltivazione di sé per far germogliare le proprie intenzionalità e per sbocciare alle possibilità. Nel giardino e in noi. Ecco FlorAnima, è un luogo di ascolto e cura, uno spazio in cui riposarsi per ritrovarsi, protetto e custodito dai confini, in contatto con la vita.
Per trovare il nome per questo percorso, mi sono rivolta ai nostri antenati e alle rappresentazioni divine a cui attribuivano poteri di protezione e cura e così si è rivelata Flora, un’antica divinità agraria d’Italia e di Roma, dea della natura, della nascita e della primavera, appartenente alla cerchia degli dei della vegetazione, della terra e dell’agricoltura, imparentata con Cerere, Demetra e Tellus.
Flora incarna il fiorire della natura in tutte le sue forme quindi anche quello della natura umana. Regina di tutte le piante, veniva invocata per proteggere i bambini e per avere raccolti e fioriture rigogliose, considerata una divinità della fertilità, in particolare dei fiori selvatici.
Il nome Flōra discende dal proto-italico flōsā (“dea dei fiori”), esso stesso è una derivazione da flōs (“fiore” cfr. latino flōs, flōris ‘fiore’). Il nome deriva in definitiva dal proto-indoeuropeo bleh₃ōs (“fioritura”).
Ovidio legò il nome di Flora a un mito ellenico, supponendo che, in realtà, fosse una ninfa greca di nome Clori. In un giorno di primavera in cui Flora vagava per i campi, il dio del vento, Zefiro, la vide, se ne innamorò e la rapì e poi la sposò in pubbliche nozze. Zefiro concesse a Flora, come ricompensa e per il suo amore, il regno sui fiori, non solo su quelli dei giardini ma anche su quelli dei campi coltivati.
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